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Borgo Medievale degli Opifici.

Mulino Carlani - Centro rafting.

Chiesa di San Lorenzo.

Monastero di San Benedetto
Cappella della Madonna.

Monastero di San Benedetto
La Chiesa Superiore.

Monastero di Santa Scolastica
Il Chiostro Cosmatesco.

Monastero di Santa Scolastica
Il Chiostro Gotico.

Ponte Medievale di San Francesco.

Rocca dei Borgia
Sala dei Banchetti.

Rocca dei Borgia
Sala della Commenda.

Rocca dei Borgia
Il Giardino dell'Orologio.

Primavera alla Rocca - Contemporanea Aniene Pop Festival

Pubblicato il 21/05/2015 11:51

Dal 24 maggio 2015 al 20 giugno 2015 la Rocca Abbaziale di Subiaco sarà lieta di invitarvi a scoprire  un progetto teatrale su territorio, tradizioni locali e riti sacri del basso Lazio.

Officina E.S.T. – Officina Culturale della Regione Lazio è lieta di presentare il 24 maggio alle ore 17,30, in apertura  della manifestazione Primavera alla Rocca – Contemporanea Aniene Pop Festival, (24 maggio – 20 giugno) lo spettacolo Santissima Mia, menzione speciale al Festival I Teatri del Sacro, della pluripremiata Compagnia Errare Persona/Officina Casa d’Arte.
Con questo evento, Officina E.S.T.  attiva nella zona compresa tra Tivoli e Subiaco, vuole porre l’accento sullo  lo stretto legame esistente tra  territorio,  tradizioni popolari e spiritualità sacra.

 SANTISSIMA MIA mistero per tre voci

Menzione Speciale al festival “I Teatri del Sacro”
Spettacolo inserito nel progetto “Racconta la Guerra”
Regia e Drammaturgia Damiana Leone
con  Damiana Leone Anna Mingarelli Francesca Reina
Luci  Alessandro Calabrese
Foto di scena  Gioia Onorati
Santissima mia è l’espressione che si usa nel Basso Lazio per indicare la massima forma di devozione a Dio, in quanto uno e trino. L’accezione femminile crea una particolare ambiguità che solo in quei luoghi è comprensibile e tanto cara, perché si parla della Santissima Trinità, detta anche immagine ereticale perché formalmente riconosciuta dal Vaticano come culto solo negli anni quaranta e per devozione popolare. E di sacralità di una terra e di devozione femminile vogliamo parlare. Nel 2008 è iniziata, da parte del nostro gruppo, una lunga fase di ricerca sul territorio del basso Lazio che ha portato alla realizzazione dello spettacolo “Ninetta e le altre – le marocchinate del ‘44”, incentrato sul tema della seconda guerra mondiale sul fronte di Montecassino e sugli stupri che subì la popolazione civile ad opera delle truppe coloniali francesi. Questa ricerca, che ha portato alla creazione di un primo nucleo di archivio storico di memoria orale che stiamo creando insieme alla provincia di Frosinone, ci ha messo di fronte ad un materiale di storie e riti legati al sacro in un territorio in cui il culto è sempre andato di pari passo con la cultura. Ne è nata una ricerca quasi antropologica sulle tradizioni popolari del Basso Lazio legate ai culti sacri. In particolare ai pellegrinaggi che si compiono nel periodo estivo, e che noi stesse abbiamo ripercorso, con particolare attenzione per il santuario di Vallepietra della Santissima Trinità e dell’originale canto delle zitelle che si tiene a maggio, con il santuario mariano di Canneto, e con il miracolo del sangue liquefatto di San Lorenzo ad Amaseno e infine con Montecassino, luoghi di culto antichissimi e fondamentali per la diffusione della cristianità ma spesso trascurati e poco noti .
Attraverso questa ricerca dei rituali, delle storie e delle leggende legate alle grazie, ai canti popolari commisti con la recitazione e la drammaturgia strettamente legata alla ricerca linguistica (il lavoro è interamente in ciociaro e veneto dell’agro pontino) con ambientazione da dopoguerra, si racconta la storia di quattro donne, snodata tra questi pellegrinaggi, con visioni di santi, ricerca di Dio e amore per la vita. Quattro storie ispirate da fatti realmente accaduti, quattro Cassandre cristiane che vivono il rapporto con la religione in modo emotivo e totale, fino a ritrovarsi ad essere studiate in manicomio come delle cavie, o esse stesse come delle creature soprannaturali. Donne  proclamate sante per devozione popolare, e ritenute pazze dalla scienza, ma semplicemente innamorate della loro fede.  Questo viaggio inizia con le donne che si preparano per il pianto delle zitelle, rituale che si rinnova ogni anno a Vallepietra e in cui si portano in processione le donne del  paese a rappresentare la passione di Cristo. Sono tutte vestite di bianco e costituiscono il coro, solo una è vestita di nero ed è la madonna. A partire da questo momento, senza un reale ordine logico, come nei misteri medievali a cui tendono come modello sia la drammaturgia che la regia, la storia di queste donne si intreccia ai riti del pellegrinaggio che essendo diretto verso luoghi di montagna diventa una via crucis stessa, fatta di devozione e visioni anche collettive.  Una di loro, piena di devozione è una Santa ingenua e semplice che sente e vede ciò che agli altri non è concesso, che emotivamente guida le altre verso un percorso spirituale. Questo cammino porterà la Maria ad essere analizzata e ricoverata come visionaria e schizofrenica, per quello, che portato all’estremo, è un vero e proprio conflitto di civiltà interno al nostro mondo Occidentale: un laicismo forzato che sfocia in un ateismo senza se e senza ma, considerato come forma di emancipazione, e un desiderio spirituale antico vissuto in modo totale e di cui vere protagoniste sono sempre le donne.
Primavera alla Rocca/Contemporanea Aniene Pop Festival è una manifestazione alla sua seconda edizione. Si caratterizza come una rassegna che presenta al pubblico spettacoli e performance di sapore contemporaneo ma che mantengono legami profondi con la tradizione e i linguaggi popolari, come il mondo delle maschere o la narrazione. Ha già ospitato artisti internazionali come Fabio Mangolini, uno dei maggiori esponenti della rinascita Commedia dell’Arte, e lo spagnolo  Dani Llull, con le sue maschere contemporanee.
Quest’anno la rassegna accoglie, oltre a Santissima Mia,  in collaborazione con Quiday e l’Istituto BraschiQuarenghi di Subiaco, una performance creata all’interno di un laboratorio sperimentale con un gruppo di allievi del Liceo Linguistico sul tema della Grande Guerra (Quella lunga notte di trincea – sabato 6 giugno alle ore 10,30 all’interno della manifestazione Quiday) e  Este Valle, teatro narrazione e poesia ispirato a Rafael Alberti (20 giugno) e che vede, oltre ad attori professionisti,  la partecipazione di un gruppo di cittadini di Subiaco impegnati nel laboratorio di lettura espressiva tenuto durante l’anno da Officina E.S.T.

 

 

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